Per la progettazione di una nuova area pozzo destinata alla produzione di idrocarburi, ubicata in un contesto montano adiacente ad estese aree boscate, TECSA ha sviluppato per una primaria società del settore Oil & Gas la valutazione dei rischi di incendio di interfaccia (WUI – Wildland Urban Interface), esaminando in modo quantitativo entrambe le direzioni del rischio: l’innesco della vegetazione da parte di un incendio interno all’area pozzo — stimato in 1,25·10-7 occasioni/anno, evento estremamente improbabile — e l’impatto di un incendio boschivo sulle installazioni.
Per il secondo scenario è stata sviluppata una modellazione fluidodinamica tridimensionale (CFD) con il codice FDS del NIST: fronte di fiamma modellato come corpo nero a 1200 K, esteso per circa 250 m seguendo l’orografia reale del sito, dominio di calcolo di 105 mesh con oltre 12,9 milioni di celle, vento di 4 m/s dalla direzione prevalente e sensori di irraggiamento sui bersagli sensibili. Le basi della metodologia di verifica dell’impatto degli incendi di interfaccia sulle installazioni industriali critiche sono presentate anche nell’articolo scientifico “Wildfire safety on Seveso sites: repercussions on the Safety Management System” (L. Fiorentini, TECSA; R. Marrazzo, ISPRA), presentato alla 10th International Conference on Forest Fire Research di Coimbra.
Gli irraggiamenti calcolati — da circa 10 kW/m² sulle cantine delle teste pozzo, sotto la soglia di effetto domino del D.Lgs. 105/2015, fino a 42 kW/m² sui bersagli più esposti — sono risultati in ottimo accordo con il datasheet FM Global 9-19. Le verifiche puntuali sui singoli bersagli e l’analisi di dispersione dei fumi di combustione, con concentrazioni inferiori alle soglie IDLH, hanno escluso escalation e impatti significativi all’esterno dell’area pozzo, integrando il rischio di incendio boschivo nell’analisi di sicurezza a supporto della progettazione e dell’iter autorizzativo.